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IL TORMENTO DI VERA PDF Print E-mail
Written by torrelunga48   
 Il TORMENTO DI VERAdi Donovan2006 

In un pomeriggio afoso e pigro di fine agosto, in una hall di un albergo vicino al mare.

- Buongiorno signora, la sua camera è già pronta -.

La signora Vera prese la chiave della stanza e con un sorriso rispose al saluto del portiere.Attraversando con passo sicuro di chi già conosce la strada l’intera sala d’aspetto, si diresse all’ascensore per salire al quarto piano. Giunta al piano si diede un’ultima riassettata ai capelli con le dita aperte della mano prima di essere inghiottita dalla stanza. Chiuse a doppia mandata la porta si tolse gli occhiali scuri da sole ed iniziò a controllare la piccola camera. Tutto era come aveva preteso: pulito ed in ordine. Si avvicinò al letto ed iniziò a spogliarsi, non prima di aver abbassato la tapparella in modo tale che entrasse poca luce. Non amava il buio completo.

Si tolse tutti gli indumenti rimanendo completamente nuda. Come rituale, si inginocchiò sul tappeto che si trovava ai piedi del letto, avvicinò una poltrona di pelle in modo da poter appoggiarvi comodamente la testa, si mise le braccia dietro la schiena e, ricordandosi di appoggiare la parte interna delle mani sulle natiche, chiuse gli occhi e…attese.

Stava aspettando il suo amante.

Per non sentirsi sola si “accompagnò” con i pensieri ricordando la sua nuova storia d’amore. La segreta storia durava ormai da ben otto mesi. Lei ed il suo amante si vedevano tre giorni alla settimana: il lunedì.il mercoledì ed il venerdì. Solita ora, solito albergo e sempre nella stessa camera. Avevano scelto la camera più bella: l’unica da cui si scorgeva il mare.

Inginocchiata, sola, nuda, con gli occhi chiusi e con le braccia dietro la schiena stava ripensando all’ultimo incontro passato assieme. Avevano trascorso un pomeriggio poco eccitante; un incontro amoroso tutto da scordare.

Ora sperava che questo pomeriggio lo si potesse annoverare tra quelli da…non dimenticare!.

Mille e più pensieri rimuginavano nella mente di Vera.

Ad un tratto sentendo il cigolìo della porta del bagno che si apriva, trattenne il respiro. Sentendo il profumo molto penetrante del suo amante avvertì una crescente emozione. Il suo cuore incominciò a battere più forte del solito. Una strana sensazione incominciò a prendere il sopravvento…persino sul suo proverbiale autocontrollo. Fino a…

Ad emozionarsi; appena sentì la voce del suo amante: - Come stai?-.

Vera avrebbe voluto rispondere, avrebbe voluto vederlo in volto. Ma non doveva. Così erano gli accordi: tutto in silenzio e tutto al buio!.

Vera sentì il clic metallico delle manette; l’amante le stava bloccando le braccia dietro la schiena.

- Non aprire gli occhi – Si sentì dire.

La testa di Vera fu avvolta per intero in una maschera di cuoio. Sulla maschera c’era solo un pertugio situato all’altezza della bocca: era l’unica possibilità di “mantenersi in vita”.

L’amante le rimise di nuovo la testa sulla morbida poltrona ed incominciò a palpeggiarla con la giunta di “benefici” schiaffetti.

Vera si sentì nuovamente presa da una piacevole sensazione. Ad un tratto, nonostante che facesse tanto caldo, avvertì un brivido freddo lungo la schiena. Immediatamente si raggelò.

L’amante le aveva introdotto nel culo un enorme fallo di metallo. Era di eccezionale misure molto vicine a quelle di un membro di un cavallo. Anche l’anello, che fungeva da impugnatura era enorme. Il culo di Vera fu sconquassato dalla penetrazione completa del dildo per cui incominciò a sanguinare. I movimenti di dentro-fuori del dildo venivano effettuati con esasperante lentezza, ma con ferma decisione.

Dal cappuccio di cuoio uscivano animaleschi ed incomprensibili lamenti: somigliavano molto a quelli di una bestia ferita a morte. Aveva perso il conteggio degli affondi che il suo culo stava subendo. Forse erano già stati effettuati dieci, forse venti e forse…

Il dolore era insopportabile, si sentì come stordita, aveva perso la cognizione del tempo. Le sembrava che fosse trascorso chissà quanto tempo…eppure il suo amante le aveva garantito:

- Vedrai, ti piacerà tantissimo e…basteranno solo pochi colpi per… - Aveva lasciato intendere!

Ora sapeva che il suo amante le aveva mentito e per questo si impaurì: così si mise a gridare a squarciagola. Implorando che smettesse.

Pareva che l’amante l’avesse ascoltata perché il dildo  non si muoveva.

All’improvviso l’amante si alzò, le prese la testa e dopo aver spostato la poltrona gliela adagiò sul tappeto. Con la mano le segnò la schiena e: -…giù…abbassa la schiena…alza il culo!-.

Riprese il suo posto di “manovra” ed iniziò a tormentarla di nuovo. Questa volta il tormento era atroce perché i colpi venivano affondati con più forza. Ogni tanto si fermava per poi riprendere; non prima di aver girato e rigirato il dildo a mò di vite. Dopo una miriade di affondi cessò di tormentarla.

A giudizio del suo amante…sembrava che le stesse facendo solo tanto dolore e che fosse inutile continuare. Così smise del tutto.

Tolse il dildo dal culo, le asciugò le gocce di sangue ed iniziò ad accarezzarle il fondoschiena:

-…Hai un corpo stupendo. E il tuo culo è proprio da sballo! –

Vera si era calmata; pareva che avesse accettato di buon grado le attenzioni amorose del suo amante. Bofonchiò qualcosa, non si capì bene cosa avesse detto, sembrava una risposta a riguardo al primo complimento che aveva ricevuto. Ma netta ed eloquente fu la risposta al secondo complimento, perché vedendo lo sculettamento festoso del tanto martoriato attributo.

La breve tregua ed i complimenti finirono.

- Alzati e…allarga bene le gambe -.

Vera obbedì.

Il suo corpo fu investito da un fascio di luce che trapassava la tapparella creando una lunga ombra sulla parete della camera. Aveva la netta sensazione e percezione che il suo amante la stesse guardando e per questo si sentì felice. E non solo. Si sentiva anche fiera. Fiera di appartenere anima e corpo al suo amante. Felice e fiera nell’essere guardata, ammirata, desiderata ma soprattutto di sentirsi…di sua proprietà!!!

Nel breve volgere di alcuni istanti le venne in mente il loro primo incontro. Si erano conosciuti ad una festa organizzata tra comuni amici. Furono sufficienti poche parole e qualche sorriso perché tra loro due potesse nascere una profonda e sincera amicizia. Anche breve fu il tempo per il passaggio dall’amicizia a diventare amore. La piccola scintilla divenne fiamma facendo divampare gli animi dei due amanti.

Ora nessuno dei due poteva più fare a meno l’uno dell’altro.

La percezione di Vera risultò esatta.

L’amante immobile ad ammirare lo statuario corpo e dopo aver fatto un paio di giri attorno, le si avvicinò ed incominciò ad accarezzarla iniziando dalla testa; senza tralasciare neanche un centimetro quadrato di pelle.

Vera si sentì di nuovo eccitata ed incominciò a biascicare incomprensibili lamenti. Qualunque cosa stesse dicendo non erano certo dettati dal dolore; perché diversi da quelli quando stava in ginocchio. Si sentiva fremere soprattutto quando l’amante le lisciava l’interno delle cosce; la parte alta delle gambe quella vicina al “clitoride”.

L’amante sapeva che quella era la zona più vulnerabile e altamente sensibile. Bastava toccarla, accarezzarla, lisciarla…baciarla perché…Vera si sentisse come essere in paradiso!.

Con gesti sapientemente calcolati alternava carezze e baci con… baci e carezze. E senza mai fermarsi!.

Vera fu assalita da una sempre più crescente passione. Il suo respiro divenne sempre più affannoso; anche dalla maschera lo si notava. Sbuffava come una vaporiera ed ogni tanto emetteva gridolini di piacere. Ad un certo momento si alzò sulla punta dei piedi e aiutandosi con le braccia ancora ammanettate, spinse con la massima vigoria il proprio fondoschiena per protendere il bacino in avanti a mò di “offerta” al proprio amante. Tutta questa “esplosiva virilità”…fu accompagnata da un urlo liberatore.

Era “arrivata” persino a superare il tanto temuto…parossismo…del suo clitoride!!!

Trascurante di quello che stava accadendo, l’amante la stava ancora eccitando. L’accarezzò e la baciò; fino a…

Fino a quando vide copiose gocce di liquido lattiginoso biancastro che stava fuoriuscendo dal piccolo foro della gabbia metallica che teneva imprigionato strettamente il pene di Vera.

Quello che l’amante aveva tra le mani era qualcosa di abominevole, raccapricciante, a dir poco…era qualcosa di aberrante!!

Vera portava tra le gambe un marchingegno mostruosamente infernale, fatto di metallo costituito da due parti, come un frutto bivalve, che racchiudeva a malapena l’intero apparato genitale. Era considerato, ed a ragion veduta, uno strumento di tortura perché…non si poteva aprire!

Le due parti metalliche le furono saldate sul corpo e per giunta con il pene nella posizione di massimo…riposo. Sicchè erano solo da immaginare le sofferenze, sia fisiche sia psichiche di Vera quando venivano…eccitata. Per questo motivo il “diabolico contenitore” veniva chiamato il “tormento di Vera”. Mai più aggettivo fu appropriato.

Senza un motivo apparente e senza che avesse ricevuto ordini, ancora fremente e tutta tremante si inginocchiò, appoggiò delicatamente la testa ancora chiusa nella maschera di cuoio, sul tappeto, mise le mani sulle natiche ed incominciò a piangere.

Pianse per la …”prima volta”.

                                                                                                                                   

Donovan

  
 


User Comments
Posted by sissy sabrina1959 on Sunday, 27 April 2008 at 12:38
molto bella la tua storia donovan


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