| La forza del destino |
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Written by torrelunga48
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Era un pigro pomeriggio di inizio Maggio. Un leggero soffio di vento fece muovere timidamente le tende a fiori della camera dove stava ancora dormendo Roman.Roman abitava in una palazzina a due piani situata in un residence. Dal balcone si poteva scorgere lunghi filari di mandorli; e per via di questo tutta la zona veniva chiamata: il” Poggio dei Mandorli“.Spesso si affacciava dal balcone ma, non per vedere il panorama o per “gustarsi” la natura che lo circondava; lo faceva solo per sincerarsi di persona delle condizioni del tempo. Era una persona poco sensibile, non sapeva dove stava di casa il romanticismo: aveva altro a cui pensare!. Il suono della sveglia diede fine ai suoi sogni Un gesto meccanico e preciso della mano fece zittire il trillo. Rimase ancora nel letto a poltrire. Aveva ancora del tempo a disposizione prima di presentarsi sul “lavoro”. Il suo era un lavoro atipico, un lavoro singolare: aveva il compito di accontentare e soddisfare le voglie ,i capricci, le esigenze delle clienti. In questo lavoro era considerato molto bravo, sapeva unire alla sua instancabile virilità una dose di puro Bdsm; il chè lo rendeva più unico che raro.Quelli dell’agenzia glielo dicevano spesso:- Vogliono te, le clienti sono contente del tuo “operato”. Anche se negli ultimi mesi sei diventato…uccel di bosco!.-Roman sapeva che la serata e gran parte della nottata la doveva passare in compagnia della signora col cappuccio. L’incontro era stato fissato da tempo si vedevano ogni due settimane e sempre di domenica. Sapeva che la signora non avrebbe preteso di essere accompagnata fuori a cena oppure a teatro. Lei voleva stare con lui a casa propria. Desiderava solo fare sesso e le piaceva farlo in modo strano.Roman dopo la doccia, dall’armadio scelse un abito a caso : -Uno vale l’altro-. Pensò ad alta voce. Anche la cravatta fu scelta con la stessa “disinvoltura”. Bevve un caffè amaro in due sorsi come ristoro pomeridiano ,chiuse la porta di casa e con piglio atletico scese le rampe di scale prima di entrare nel garage. Mise in moto il suo bolide nero a quattro ruote, sintonizzò la radio sulla stazione preferita e si accese una sigaretta. La radio trasmetteva vecchi brani orchestrali. Attese qualche attimo ancora, buttò via il mozzicone, ingranò la marcia ed imboccò la strada che lo immetteva sulla statale per arrivare alla casa della signora. Con le dita sul volante accompagnava le note dei brani che stava ascoltando…come fosse il direttore d’orchestra!.Ogni tanto guardava gli altri automobilisti con un sottile compiacimento di sé stesso, come di quello che dalla vita aveva avuto molto. In effetti dalla vita aveva ricevuto quasi tutto: gioventù, sanità di corpo, danaro, donne, bellezza fisica e tanto tanto sesso!. Ma ora Roman non sapeva che quello che doveva succedergli ,avrebbe per sempre cambiato il corso della sua esistenza. Non immaginava che quei motivi musicali che stava ascoltando, lo stavano “accompagnando” per l’ultima volta. NORMA La signora col cappuccio si chiamava Norma.Era una donna ancora piacente nonostante le sventure subite. Era reduce da un terribile incidente stradale. Si trovava in auto col marito quando per scansare una vettura che veniva in contromano, andò a sbattere su di un terrapieno posto al lato della carreggiata. L’impatto fu inevitabile per quanto tremendo causando un incendio a bordo. Ai soccorritori le condizioni dei due occupanti apparvero subito gravi.Il marito morì sul colpo; lei riportò forti traumi alla spina dorsale e fratture multiple agli arti. Anche il volto subì gravi danni per via del fuoco. I dottori furono categorici a riguardo:- L’uso delle gambe non sarà mai più come quello di una volta. Crediamo che dovrà abituarsi a passare il resto della sua vita con l’ausilio di apparecchi ortopedici. L’occhio destro, avendo subito danni irreparabili…siamo stati costretti ad asportarlo. Infine il suo volto resterà, purtroppo… deturpato per via delle cicatrici.-Ci vollero molti mesi di cura, prima in ospedale e poi a casa per avere un “quadro clinico” appena appena…confortante. A distanza di molti mesi dall’incidente si trovò da sola a fare un bilancio sulla propria integrità fisica. La semicecità, le gambe senza forza ed una vistosa cicatrice sul capo contribuivano a rendere grigio e triste il suo “nuovo vivere quotidiano”. A contrastare la penosa situazione c’era la grande voglia di vivere. Una voglia di non abbattersi. Era il suo grande pregio: non mollare mai!.Era una donna di fuoco dal temperamento passionale. Il suo pensiero fisso era di fare sesso. Lo faceva con suo marito prima dell’incidente; ed ora intendeva continuarlo a fare anche adesso nonostante…Appena potè muoversi da sola si diede da fare. Contattò vecchi amici per galanti ed espliciti incontri amorosi. Alcuni di essi, intuendo l’antifona declinarono l’invito, altri non si fecero trovare; altri ancora, privi di stile e senza classe dissero che non avrebbero mai fatto l’amore con una donna nel suo stato…sfigurata…mezza cieca e perfino…sciancataNonostante gli atteggiamenti poco gentili e le risposte ostili e negative dei suoi“amici” non fu intaccato minimamente il suo morale.A quel punto prese una decisione singolare; quella di telefonare ad agenzie “particolari”. Non aveva molte pretese a riguardo. Dall’agenzia cercava solo…un uomo che doveva “far compagnia” ad una donna col cappuccio.Per via delle conseguenze dell’incidente preferiva non farsi vedere in volto; per cui ovviava portando una maschera di cuoio. Così conobbe …Roman Quando Roman entrò nell’appartamento di Norma trovò il buio nero ad aspettarlo.Conoscendo perfettamente il luogo dove si trovava fece scorrere la mano lungo la parete .Girò la manopola del potenziometro e come d’incanto si trovò in tanta luce.Subito notò che l’atrio era libero da qualsiasi oggetto. Una cassapanca in legno tutta lavorata a mano non c’era più. Roman ricordava che era chiusa con un lucchetto e che …:- Conservo attrezzatura personale.- soleva dire spesso la signora Norma.Roman pensò: -Chissà dove l’avrà messa?-. Fu anche incuriosito dalla domanda senza alcuna risposta: …chissà che tipo di attrezzatura sarà mai…?-Anche un portariviste in legno non c’era più. Così pure una piantana con la base a forma esagonale, che veniva usata come appendiabiti per ospiti.Il lungo ma stretto corridoio si presentava anch’esso sgombro di oggetti. Ricordava che a metà corridoio c’era un vaso con una pianta grassa appoggiata su una colonnina in marmo stile dorico: -L’ho vista al mercato, mi è piaciuta e l’ho comperata!. – Norma era lapidaria a volte nel dare le risposte.Anche i numerosi quadri che una volta erano appesi alle pareti non c’erano più. Ora sulle pareti erano rimasti solo i …segni dei quadri tolti!L’ampio atrio e tutto il corridoio erano completamente liberi e vuoti da qualsiasi oggetto. – Che strano! – Pensò Roman. Dopo qualche attimo :- ..e chissà perché? –Dopo il corridoio entrò nella camera da letto per salutare la padrona di casa.Nella stanza non c’era nessuno. Il letto era ancora intatto ma vuoto . Notò i disegni ricamati sulla copertina che lo copriva: due angioletti cherubini seduti su di una nube sospesa nel cielo!. Era lo stesso disegno del quadro che si trovava sulla testata del letto.Si guardò intorno e vide che la carrozzina era nell’angolo vicino all’armadio.Il suo cuore incominciò a battere forte. Come non mai.Fece mille pensieri e tutti cupi; come se fosse successo qualcosa di grave.Era la prima volta che non trovava la signora nel proprio letto ad attenderlo.-Chissà dov’è? – Pensò.Ad un tratto un rumore proveniente dal bagno attirò la sua attenzione. – Norma sei tu? – domandò. -Sì, sono io. Chi vuoi che sia? – rispose. E poco dopo:- Ma tu che ci fai…qui?.Oggi non è…domenica. E’ festa, è il primo di Maggio non è domenica.-Cambiando un po’ il tono, proseguì: --Mi fa piacere che tu sia venuto. Aspettami in camera…arrivo!.- concluse la signora.Roman guardò la carrozzina e...rimase un po’ interdetto e perplesso:- Ma come farà a spostarsi…senza? – Poi, si ammonì da solo riflettendo sulla “giornata di festa”:- E’ vero, oggi non è domenica. Non dovevo venire! –Non terminò di pensare che la sua attenzione fu rivolta alla porta del bagno che si stava aprendo.Era fortemente emozionato ed anche incuriosito nel volerla vedere.Emozionato perché Norma non era più un “lavoro”, era diventata qualcosa di più: se ne era innamorato. Ed era anche convinto di esserne…ricambiato!Incuriosito perché voleva vedere come si “sarebbe mossa” senza la carrozzella.Rimase senza fiato quando la vide uscire dal bagno. L’emozione aumentò quando la vide “avanzare” verso di lui.Norma era “avvolta e chiusa” in una speciale apparecchiatura ortopedica di sostegno. L’armatura ferrosa faceva parte del “complesso ortopedico sanitario medicale” con il compito di sorreggere le gambe ed il busto: - In questo modo eviterà di adoperare la carrozzina; così potrà incominciare ad essere…indipendente!- Così le avevano sentenziato gli specialisti delle ossa Per avanzare si aiutava con le mani appoggiandole alle pareti. – Per questo ha tolto i quadri e tutto il resto. L’ho ha fatto per avere il corridoio …libero!- Pensò, avendo ragione Roman.Le smorfie di dolore e di disagio erano molto evidenti sul volto di Norma.-Vuoi che ti aiuti? -Galantemente si offrì l’uomo.-No grazie devo farcela da sola.- Rispose con “tigna” la donna.Dopo pochi passi si fermò per prendere fiato: la stanchezza era molto evidente. Stava iniziando anche a sudare.Roman la guardò in volto e scorgendo delle piccole gocce di sudore che imperlavano la fronte e le guance; si accorse e solo allora, che Norma non portava il cappuccio sulla testa. La guardava con infinita dolcezza. – Vuoi davvero che non ti aiuti? –Non ci fu risposta. Anche perché era ormai arrivata vicino a lui.Giunti accanto al letto e prima di “ liberarla dai ferri” le guardò il volto.Le cicatrici che un tempo deturpavano il volto erano completamente sparite. Dopo varie operazioni di ricostruzione i risultati furono, a dir poco strabilianti: non esistevano segni di bruciature. I capelli erano tutti ricresciuti ed erano tornati belli e forti come prima dell’incidente. L’occhio destro era artificiale, ma non si notava minimamente la differenza “visiva” con quello sano.Le era rimasta solo un po’ di “mollezza” nelle gambe. Ma anche su questo argomento l’ottimismo era stato assicurato:- Se farà costantemente della ginnastica, le sue gambe ritorneranno toniche e forti e tutto sarà come prima!.- Era il conforto dei medici.Norma non aveva fretta a guarire; sapeva che era solo questione di tempo. E lei di tempo ne aveva a sufficienza.Norma era felice del suo “quadro clinico”. Di questa felicità il merito era tutto di Roman. Lui fu l’unico a credere pienamente e ciecamente nel suo pieno recupero sin dal loro primo incontro.E di tutto questo “benessere” Norma gli fu grata.Roman la strinse fortemente a sé e le diede un appassionato bacio sulla labbra: - Ti amo come non ho mai amato in vita mia! – le disse.Le tolse la vestaglia ed incominciò a “smontare l’impalcatura” per liberarle il corpo. -Per favore…metti tutto nella cassapanca! – disse Norma.Roman l’accontentò.Poi tornò da lei, la prese in braccio e l’adagiò dolcemente sulla copertina ricamata. Ammirò soddisfatto ancora per qualche attimo il corpo nudo prima di iniziare a spogliarsi a sua volta.-Voglio far l’amore con te! – disse la donna – Ti prego prendimi…voglio sentirti dentro di me!-Roman non se lo fece dire una seconda volta. Prese la chiave che aveva appesa al collo infilata nella catenina d’oro regalatela da Norma, ed aprì il lucchetto che trapassando le grandi labbra teneva “chiusa” la vulva di Norma.-Anch’io ho voglia di entrarti tutto dentro. E’ da un anno che aspetto questo momento! - Disse l’uomo avvicinandosi a Norma.La donna prese tra le mani la “gabbia metallica” che teneva prigioniero il “guerriero di tante battaglie” di Roman ed incominciò ad armeggiare sul lucchetto.L’apertura del lucchetto avveniva eseguendo l’esatta combinazione di una parola di cinque lettere. Per prima compose la “erre”, a seguire la lettera “ a”, poi la “emme”,la lettera “o” ed infine la lettera “enne”.-Il lucchetto si apre con le lettere del nome di mio marito. – disse.Aprì definitivamente la gabbia di ferro:- Questa…per stanotte non serve…!– disse . Con la grossa asta carnosa di Roman tra le mani fu colta da una improvvisa mestizia: si ricordò di tutto il tempo che aveva trascorso accanto a suo marito Ramon.Poi alzò gli occhi, guardò con tenerezza Roman, allargò le gambe ed “accettò”, con infinita voglia di essere amata, il trionfale ingresso del suo “fedele” innamorato.Il nero buio fu il muto spettatore di un nascente amore.E…la vita continua. Donovan
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