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Written by torrelunga48
  
 

 

 

 

C’era molta gente nell’aula di tribunale, stava aspettando la sentenza del giudice Carletti.

Il processo era ormai alle battute finali, l’imputata era una ragazza chiusa in una gabbia di ferro posizionata al centro dell’aula. Era messa lì in modo che tutti potessero vederla. Era rannicchiata nell’angusta scatola metallica con gli occhi pieni di lacrime e colmi di paura. Sentiva il vocio della gente senza capire niente: era una straniera.

Era stata accusata di furto. La verità era che aveva acquistato merce rubata. Ma per le leggi del paese di Casted, tale reato era configurato come furto vero e proprio.

A difenderla nel processo le era stato assegnato un avvocato di ufficio. Costui era una persona di scarso valore professionale; perché tutte le cause che aveva patrocinato…le aveva perse tutte!.

Questa volta la faccenda era molto diversa, la causa gli era stata assegnata principalmente perché conosceva la lingua dell’imputata; così poteva fare da interprete. – Non ti preoccupare, il giudice è un uomo giusto. Io lo conosco bene.-

La ragazza sentendosi ingiustamente colpevole: - Io non ho fatto niente di male. Non immaginavo che la merce fosse…rubata!-.

L’avvocato: Lo so, ma il fatto sta che nel nostro paese…tu sei considerata…una ladra!-. Dopo qualche attimo di pausa – Allo stato attuale delle cose ti conviene addossarti tutte le colpe ed…affidarti alla clemenza del giudice. E’ l’unico modo per ottenere uno sconto di pena-.

A quelle parole la ragazza si rimise a piangere.

Ad un tratto nell’aula si sentì la possente voce dell’uomo che sostando sul portone annunciò l’arrivo del giudice: Silenzio per favore e tutti in piedi. Entra il sommo giudice Carletti-.

Il vecchio saggio con passo lento si diresse verso il suo scanno,guardò verso la gabbia per vedere la ragazza,con un cenno della mano invitò i presenti a sedersi ed infine, aprì il librone dal titolo “Giudizi dei Padri” prima di accomodarsi a sua volta. Rivolgendosi all’avvocato: Come si ritiene l’imputata?-.

L’avvocato alzandosi rispettosamente in piedi rispose: La mia assistita si ritiene colpevole del reato di furto e si affida completamente alla clemenza di Vostro Onore-.

Il giudice aprì l’antica guida forense ed incominciò a sentenziare: Il reato compiuto prevede una condanna a dieci anni di carcere duro!-.

Alla pronunzia della condanna in aula ci fu un mormorio generale.

La ragazza non aveva capito tutto quello che era stato detto dal giudice,ma aveva chiara e netta la sensazione che la situazione si stava mettendo male per lei.

Il giudice sollevò lo sguardo dal librone e lo “posò” sulla ragazza, dopo alcuni istanti fissò anche l’avvocato, per poi continuare: Visto che l’autrice del reato in questione è una giovane incensurata e dato che si è subito dichiarata colpevole…IO  -Alzando un po’ il tono di voce – la condanno a cinque anni di carcere e con le bertemi alle braccia ed alle gambe!-. Finito di leggere la sentenza guardò per l’ultima volta la ragazza, scese dallo scanno e si diresse verso l’uscita per lasciare definitivamente l’aula.

Il processo era finito.

L’avvocato era “soddisfatto” della condanna. Aveva ottenuto quello che sperava e, cercava in tutti i modi di “contagiare” anche la ragazza del suo ottimismo: Hai visto? Ti ha dato cinque anni di galera..- Facendo un assurda ed incomprensibile traduzione -…sono sessanta mesi!-.

La ragazza, piangente, incredula ed ora anche incuriosita : Dovrò portare le bertemi alle braccia ed alle gambe. Ma cosa sono…le bertemi?-.

L’avvocato cercava, come il suo solito di sdrammatizzare la situazione : Le bertemi, sono dei semplici contenitori metallici che, una volta che ti saranno applicati agli arti, li …bloccano. E’ come se tu portassi delle ingessature-. Con un tono un più grave – Sono pesanti da portare a spasso e per questo sarai sempre sdraiata nel letto. Così dovrai dipendere in tutto dall’agente di sorveglianza che ti verrà assegnata per l’intero periodo di detenzione-

Pesante…quanto? – Chiese sconcertata la ragazza.

-Ogni bertemi pesa dieci chilogrammi-.

Il solo pensiero del prossimo futuro che l’attendeva, incominciò a singhiozzare; mentre l’avvocato continuava a “rincuorarla” : Passeranno in fretta. Sono solo sessanta mesi-. Concluse ripetendo le ultime parole: …solo sessanta mesi!-.

A frase ultimata fu istintiva, spontanea, furiosa e anche rabbiosa la risposta della giovane: - Nooo…noooo…nooooo…!- E mentre il suo urlo disperato si perdeva nel tempo e nello spazio, stava già avvertendo una sensibile rigidità ed una notevole pesantezza agli arti…prima di perdere completamente conoscenza.

  

-Stai calma è tutto finito. Hai fatto un brutto sogno-. Le parole erano dell’infermiera che mentre cercava di tranquillizzare la giovane ragazza immobile nel letto d’ospedale le asciugava la fronte madida di sudore.

-Dove sono? Cosa è successo?-

-Sei in ospedale, hai subito un incidente. Hai riportato serie fratture in varie parti del corpo. Il professore Galletti è stato costretto ad ingessarti tutta.-

La ragazza aveva le braccia ingessate adagiate su dei cuscini, le gambe anch’esse ingessate dalla punta delle dita dei piedi fino all’inguine, le aveva sollevate e tenute sospese per mezzo di una bandella collegata a dei cavi di acciaio ad una staffa sistema sotto il soffitto. Anche il collo e parte del capo, assieme a tutto il tronco erano stretti ed “ingabbiati” in una pesante, rigida e bianchissima ingessatura. Così conciata sembrava una statua di gesso.

Una statua…parlante: E…lei chi è?. La sento ma non riesco proprio a vederla!-.

-Sono la responsabile unica della sala gessi del reparto di Ortopedia femminile. Il mio compito è di assistere in tutto e per tutto le pazienti che non possono muoversi.- Un breve attimo di sosta e poi:-Adesso devo completare l’operazione di asciugatura della tua ingessatura. Dopo dovrò controllare la presenza delle scaglie di gesso; bisogna eliminarle. Perché una volta indurite a contatto con la pelle la possono irritare. Sono operazioni lunghe, richiedono tanto impegno e la massima attenzione.-

In breve tempo il potente getto di aria calda del fon “indurì” la “corteccia della gabbia gessosa”. I vari colpetti sapientemente “distribuiti” su tutta la superficie dell’ingessatura furono la positiva risposta dell’avvenuta solidificazione del gesso.

Poi con mirati movimenti delle mani incominciò ad ispezionare per effettuare la ricerca delle scaglie di gesso.

-Come si chiama? – Chiese la ragazza non appena l’infermiera spense il fon.

-Mi chiamo Bersellini Teresa Michelina. Data l’eccessiva lunghezza dei nomi, il direttore responsabile del personale ha creduto opportuno di “usare” solo le tre  sillabe iniziali…così per tutti io sono diventata…l’infermiera capo…Bertemi!.

E mentre dava spiegazioni alla ragazza…la manipolava; soffermandosi soprattutto nella zona dove terminava l’ingessatura…quella vicino al…”magico fossato”.

La ragazza sentendosi toccata incominciò ad avvertire una strana sensazione.

-Questo è il punto più critico, è qui dove vi è il maggior ristagno delle scaglie di gesso-.

-La prego la smetta!- Invocò la ragazza impossibilitata ad opporre alcun tipo di resistenza.

Insensibile alle suppliche continuava ad ispezionare il “fiore nero” e ad accarezzarle il gesso.

La ragazza sembrava che avvertisse il “contatto” della mano sulla sua pelle, eppure tra le mani dell’infermiera e la sua pelle c’era lo spessore dell’ingessatura. Era completamente eccitata. Era un fuoco di passione. Non avrebbe mai creduto che una persona, dolorante dalle numerose fratture e con la impossibilità nei movimenti del corpo perché totalmente ingessato, sarebbe potuto esplodere di una immensa felicità.

-Ti senti “comoda” nella “gabbia”?-.

-Siii…Siiii…Siiiii…!-.

L’infermiera smise di ispezionarla e di accarezzarla. La guardò negli occhi per qualche attimo e poi si chinò sulla fronte per baciarla teneramente. Poi con infinita dolcezza strinse tra le sue mani le dita libere dall’ingessatura e: Ho terminato l’ispezione mattutina. Nel pomeriggio farò il secondo …controllo. Guardandola negli occhi: Va meglio ora?-.

Ancora spossata: Si, va molto meglio…grazie…infermiera capo!.

Soddisfatta e felice : Vedrai ti troverai bene qui…con me!-.

-Per quanto tempo dovrò portare le…bertemi – Correggendosi immediatamente – le ingessature?-

-Il professore ha consigliato che il tuo periodo di degenza qui da noi…non deve essere inferiore ai …due mesi!.- Rispose la responsabile della sala gessi del reparto di Ortopedia femminile chiudendo la porta della stanza, lasciando la giovane “ingessatamene tutta” …da sola.

Ancora frastornata di tutto quello che le era capitato tentò di chiudere gli occhi per riposare. E prima di addormentarsi: …peccato…dovrò portare le…bertemi…”solo per sessanta giorni”-.

                                                                                                                                    

Donovan

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Comments (1)Add Comment
sissy Micaela
molto bella..vorrei esserci io al posto della ...
written by Micaela, October 14, 2008
molto bella..vorrei esserci io al posto della sfortunata ragazza..

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